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Cosa sono i bias cognitivi e come superarli

Lo ha compreso il marketing, lo hanno compreso i venditori, e spesso lo comprendono anche i nostri familiari o colleghi: i bias cognitivi sono il nostro punto debole. Ma cos’è esattamente un bias cognitivo o comportamentale?

I “bias” sono condizionamenti, legati alla sfera emozionale, che inducono a giudicare in maniera non oggettiva le situazioni.
Sono fondamentalmente dei pregiudizi.

La definizione “bias cognitivo” è stata introdotta dagli psicologi Kahneman e Tversky ormai quasi 50 anni fa ed è frutto di innumerevoli studi fatti analizzando in maniera rigorosa l’influenza dei comportamenti sul giudizio e le capacità decisionali delle persone.

Se come me (lo riconosco) sottovalutavate la psicologia perché “sembra una scienza inesatta e non basata su dati” beh, sappiate 2 cose:

  1. Non è affatto così
  2. Se lo credete, state subendo un chiaro bias cognitivo!

Un libro molto interessante sui bias cognitivi è “Pensieri, lenti e veloci” (nella versione originale “Thinking, fast and slow“) proprio di Kahneman.

In questo saggio spiega, con il supporto di dati ed analisi, il concetto di pensiero veloce, come ad esempio le intuizioni, e di come siano fortemente influenzati dai bias cognitivi.
Al contrario, invece, i pensieri lenti sono più oggettivi e meno influenzati dai bias perché hanno avuto un tempo maggiore per essere razionalizzati.

Dan Ariely e le nostre decisioni di cui non abbiamo il controllo

Un personaggio fenomenale che ho conosciuto grazie ai TED talk è Dan Ariely. E’ uno psicologo ed economista comportamentale e in questo talk vi farà sentire estremamente stupidi mostrandovi come non siamo padroni di decisioni che crediamo essere nostre scelte: e questo proprio a causa dei bias cognitivi.

Cosa sono i bias cognitivi e come influenzano la nostra vita – Dan Ariely

I bias cognitivi derivano dalla nostra evoluzione? L’amigdala è la risposta!

Se alcuni bias sono frutto della nostra pigrizia (come il bandwagon bias, ovvero il bias del sentito dire) molti derivano invece dal nostro sistema evolutivo.

Il bias è a tutti gli effetti un pregiudizio: se siamo sopravvissuti sino ad oggi però è grazie ai “pregiudizi” dei nostri antenati, i quali avevano imparato (per esperienza) che se vedevano un leone era meglio correre a gambe levate.

Questo retaggio dell’età della pietra ce lo portiamo ancora oggi grazie ad un piccolo organo situato nella parte bassa del cervello, l’amigdala, che ci induce a reagire prima ancora di comprendere bene una situazione.

Un esempio: se vediamo un serpente istintivamente ci allontaniamo, anche se è una innocua biscia che magari si sarebbe a sua volta spaventata vedendoci (è solo più lenta nello scappare!).

L’amigdala guida le nostre reazioni istintive (i “pensieri veloci” di Kanheman) ed ha una reazione molto più veloce della corteccia prefrontale, che genera invece i pensieri lenti.

In caso di pericolo è un bene che l’amigdala abbia la priorità nell’attivare il nostro sistema nervoso: in tutti gli altri casi, oggi numericamente più frequenti rispetto a quando cacciavamo nelle foreste, dovremmo cercare di limitare queste approssimazioni. Dovremmo impegnarci a privilegiare l’analisi e i pensieri lenti, anche se non ci viene “naturale” a causa della nostra anatomia cerebrale.

Se vi intriga nel dettaglio l’anatomia del nostro cervello e come influenza le nostre reazioni ne trovate un’ampia descrizione nel libro L’intelligenza emotiva di Daniel Goleman, che vi dedica tutta la prima parte del libro (propedeutica alla descrizione dell’intelligenza emotiva).

Bias, euristico: qual è la differenza?

Se vi siete imbattuti nei bias probabilmente avrete sentito parlare anche di euristiche: i concetti sono leggermente differenti.

Un’euristica è una scorciatoia che attua il cervello per trovare soluzioni rapide in situazioni complesse: è basata sull’intuito (l’amigdala!) e influenzata dalle condizioni al contorno.

I bias sono quindi un’estremizzazione dell’euristica: per esser precisi derivano dalle euristiche e si trasformano in dei veri e propri pregiudizi.

Per questo motivo è importante imparare a riconoscerli ed evitarli.

2 Metodi efficaci per disingannarsi dai biases

Essere consapevoli dell’esistenza dei bias è già il primo passo per cercare di superarli.

Se a volte, scorrendo i social o parlando con la gente, vi viene da pensare “ma lo crede veramente o ripete solo una convinzione comune?” complimenti: state entrando nell’ottica di riconoscimento dei bias cognitivi. Il passo successivo, e più complicato, è riconoscere quando noi stessi stiamo cadendo vittima di qualche bias cognitivo: ecco allora due metodi veloci ed efficaci per verificare se siamo vittime di bias ed eventualmente disingannarci.

1) Ray Dalio e Bridgewater: come so di avere ragione?

Il primo metodo lo ispira un personaggio illustre come Ray Dalio (se non lo conosceste, leggete questo articolo qui).

In effetti Dalio deve parte della sua fortuna a due cose:

  • la lotta contro i biases
  • una scarsa memoria

Occupandosi di investimenti, e conoscendo l’influenza dei bias cognitivi sulle operazioni finazniarie, Dalio si poneva costantemente la domanda:

Come so di avere ragione?

Ray Dalio, Principles

Questo, unito alla scarsa memoria, lo portò a creare un archivio computerizzato delle scelte finanziarie che faceva e dei risultati che ne derivavano. Questo, col tempo e – oggi – col machine learning, è in grado di dare una risposta oggettiva sulla probabile bontà di un investimento futuro, non alterata da componenti emotive.

Questo sistema Dalio lo ha introdotto anche nell’ambito lavorativo per consentire di definire se un’idea o una decisione, che sia di un CEO o di un neoassunto, sia influenzata o meno da bias. Interessante vero? Se voleste rimanere a bocca aperta, guardate il video in questo articolo.

Domandarsi se si ha ragione ci mette nella posizione di dubitare: che è una posizione scomoda ma necessaria.

2) I 5 perché

Il metodo dei 5 perchè ci viene “prestato” dall’ambito tecnico ingegeristico in cui rappresenta un modo semplice (ma, se ben usato, efficace) per portare avanti root cause analysis e le relazioni causa-effetto che portano a un guasto.

Il metodo è semplice: consiste nel domandarsi 5 volte il “perchè” della nostra convinzione. Lo scopo non è tanto arrivare al quinto perchè, quanto arrivare a porsi le domande (e i dubbbi) giusti nel frattempo che ci facciano avere una visione più oggettiva di quello che stiamo sostenendo.

Voglio ipotizzare che la terra sia piatta: perchè?

Perchè lo dicono i terrapiattisti. Perchè?

Beh, perchè credono che la terra sia piatta. E perchè?

Perché suppongono che il centro del mondo sia il polo nord e che il polo sud sia in realtà il marine esterno della terra, popolato da catene montuose color smeraldo tutt’intorno. (Ammesso che non inizi a venirvi già qualche dubbio, continuiamo): Perchè?

A questo punto servirebbe la risposta di un terrapiattista serio e non improvvisato come me: se ce ne è qualcuno tra i lettori, che si faccia avanti!

Infografica di quali bias sei vittima ogni giorno senza saperlo
I bias cognitivi di cui siamo vittima ogni giorno

Se foste interessati ai libri citati nell’articolo ve li elenco qui:

Pensieri lenti e veloci, Daniel Kahneman

Intelligenza emotiva, Daniel Goleman

I principi del successo, Ray Dalio

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