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RITA: via d’uscita per gli aderenti a una pensione integrativa

Ho più volte sottolineato la necessità di iniziare a pensare alla pensione. Dobbiamo purtroppo dimenticarci delle vecchie pensioni che i nostri genitori hanno avuto la fortuna di avere: erano altri tempi.
Le cose andranno sempre più peggiorando, le previsioni parlano di una riduzione del tasso di sostituzione fino al 2050.
Tutto ciò fa nascere l’esigenza di pensare a investire in strumenti come la pensione integrativa.
A tal proposito pochi forse sanno che la pensione integrativa permette di usufruire di un’ulteriore flessibilità di uscita dal mondo del lavoro: la RITA.

Tasso di sostituzione
Tasso di sostituzione

Cos’è la RITA?

RITA è l’acronimo di:

  • Rendita integrativa in quanto erogata dal fondo pensione
  • Temporanea: perchè è relativa all’arco temporale che va dalla fine del lavoro/richiesta della RITA fino alla pensione di vecchiaia
  • anticipata: dal momento che il lavoratore ne può beneficiare fino a 5 anni prima della pensione di vecchiaia

La Rita rappresenta quindi una possibilità in più, riservata agli aderenti ad una pensione integrativa, di uscire anticipatamente dal mondo del lavoro.

Possibilità di anticipo di pensione
Possibilità di anticipo di pensione

Se una persona, quindi, soddisfa i requisiti potrà anticipare la propria pensione andando ad attingere dai fondi che ha accumulato durante la carriera lavorativa.

Per quanto riguarda i requistiti per accedere al RITA, ne esistono 2 categorie

Prima categoria:

  1. Cessata attività lavorativa
  2. Almeno 5 anni di età in meno rispetto all’età richiesta per la pensione di vecchiaia (ad oggi 67 anni)
  3. Più di 20 anni di contributi
  4. Almeno 5 anni di iscrizione e contribuzione al fondo pensionistico al quale si chiede la Rendita temporanea anticipata

Seconda categoria:

  1. Cessata attività lavorativa
  2. Almeno 10 anni di età in meno rispetto all’età richiesta per la pensione di vecchiaia (ad oggi 67 anni)
  3. Più di 24 mesi di inoccupazione
  4. Più di 5 anni di iscrizione e contribuzione al fondo pensionistico al quale si chiede la Rendita temporanea anticipata

Facciamo un esempio

Propensione.it ci indica propone un’analisi che ho trovato interessante e valida da riproporre a titolo d’esempio.

L’analisi proposta vuole rispondere alla domanda:

Quanto si dovrebbe versare nel fondo pensione per poter avere la possibilità di recepire 1000 euro netti al mese di RITA?

Requisiti per avere 1000 euro di RITA
Requisiti per avere 1000 euro di RITA

Andando a graficare i dati riportati in tabella quello che balza subito all’occhio è che, come negli investimenti, è importante iniziare ad aderire al fondo il prima possibile.

Quanto bisogna versare per avere 1000 euro di RITA?
Quanto bisogna versare per avere 1000 euro di RITA?

Il perso dell’interesse composto, infatti, va ad aumentare esponenzialmente con il tempo.

Abbiamo quindi che, con un tasso di rendimento al 2%:
– Una persona che si ha iniziato a contribuire in un fondo pensione all’età di 20 anni potrà usufruire di una RITA da 1000 euro a 63 anni versando ogni mese circa 65 euro
– Una persona che si ha iniziato a contribuire in un fondo pensione all’età di 50 anni potrà usufruire di una RITA da 1000 euro a 63 anni versando ogni mese circa 320 euro

Flessibilità della RITA

Il lavoratore può richiedere diversi livelli di flessibilità per quanto riguarda l’erogazione della RITA.

Una volta soddisfatti i pre-requisiti si può decidere di richiedere non il 100% di quanto versato ma anche una percentuale minore.

Ciò ovviamente comporta una minore rendita mensile.

Ad esempio.

Prendiamo un aderente a una pensione integrativa che ha soddisfatto i requisiti da legge. Qualora questo aderente avesse:
– Posizione lorda di 100,000 euro
– 5 anni alla pensione di vecchiaia
– Richiesto il 50% di RITA

In questo caso il lavoratore beneficerebbe 10,000 euro lordi di RITA cioè 830 euro mesi lordi.

Per un calcolo più approfondito vi giro il link di Pensionioggi.it.

Ancora…

Attraverso una comunicazione all’ente a cui di è deciso affidarsi per la pensione integrativa, il lavoratore può comunque decidere di interrompere l’erogazione della RITA.

Inoltre, nel caso di interruzione per via di forze maggiori (vedi decessi, toccando ferro/legno/altro) gli eredi o i beneficiari designati possono richiedere il riscatto dell’intera posizione, compresa la parte di capitale residua destinata alla RITA.

In tutti questi casi, la porzione della RITA di cui non si è usufruito andrà a convogliare nel fondo legato alla pensione integrativa “classica”.

In conclusione

La situazione demografica e quella economica lasciano pensare che saranno giorni duri per la pensione.

Almeno fino al 2050, se non avvengono degli avvenimenti che cambiano lo status quo, la situazione pensioni andrà sempre peggiorando sia in termini di gap previdenziale che di età.

Fatte queste premesse, credo diventi sempre più importante pensare a qualche forma di pensione integrativa che possa permettere di ridurre il tasso di sostituzione. Ridurre, cioè, la differenza tra l’importo recepito durante l’ultimo periodo di lavorativo e quello in pensione.

La pensione integrativa, come visto in quest’articolo, permette inoltre anche di avere una maggiore flessibilità e di anticipare la pensione di vecchiaia fino a 5 anni.

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