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Uno sguardo onesto: siamo dipendenti dalla riprova sociale

Alcune letture fatte in questi giorni mi hanno riflettere su quanto sottovalutiamo l’effetto della riprova sociale.

“Il giudizio degli altri non mi interessa”

è una frase di cui spesso, superficialmente, ci vantiamo (io in primis) sbagliando per due motivi

Il primo: l’affermazione è limitata a poche aree della nostra vita. Sarà valida per un paio di scarpe un po’ troppo estrose o a scelte di carattere personale, ma “mi sfido” a non ritenere fondamentale il giudizio, ad esempio, dei miei clienti nel lavoro.

Non significa che il giudizio degli altri sia più importante del nostro, ma dobbiamo accettare che sia oggettivamente rilevante se si tratta del nostro capo o di un nostro cliente. E che noi stessi lo riteniamo rillevante se viene da una persona per noi autorevole.

Il secondo è che escludiamo dal discorso un numero elevatissimo di scelte che facciamo nella giornata dettate dal comportamento di chi ci sta intorno: ossia il fenomeno della riprova sociale.

Un fenomeno dalla portata enorme e di cui, statene certi, non ci rendiamo conto. 

Non ci credete? Leggete qua.

Ma che si intende precisamente con riprova sociale? 

La riprova sociale è la validità che diamo a certi comportamenti semplicemente perchè molte persone intorno a noi fanno così. E’ nil valore che diamo inconsciamente al giudizio deli altri quando siamo in una fase di incertezza.

Questo meccanismo è stato studiato e classificato come uno degli effetti sociali di persuasione da Robert Cialdini, nel suo saggio celebre “Le armi della persuasione” che vi stra-consiglio di leggere.

Qualche esempio? Niente può spiegarlo meglio di questo breve video:

Gli effetti della riprova sociale

Rispondetevi sinceramente: alla domanda “di che colore è questa cartellina” avreste risposto diversamente dar ragazzo?

“Si, certo”, “probabilmente si”.

Già, “probabilmente”: il problema è che se dobbiamo elaborare un pensiero o un’azione non sempre abbiamo tempo a disposizone per riflettere

Come accade nel video, spesso siamo portati a seguire la massa anche se sappiamo coscientemente che non è un comportamento razionale.
Per mille motivazioni che in quell’istante ci pasano per la testa però, nonostante razionalemnte penseremmo che sia sbagliato/strano/inutile tuttavia ci allineiamo al comportamento degli altri. Perchè “nel dubbio” meglio fare come fanno glia altri. 

Sebbene questi episodi ci sembrino poca cosa, proprio Cialdini riporta di un episodio sconvolgente accaduto negli anni ….70? nel quartiere di ….: una donna viene inseguita per 15 minuti e ripetuytamente colpita dal suo assalitore fino alla sua morte. Fin qui (purtroppo) nulla di anomalo, se non fosse che alla scena avevano assistito ben xxxx persone. xxxx. e non di un quartiere malfamato, ma delle comuni famiglie borghesi che per 15 minuti hanno guardato la scenda senza fare nulla, chiamare soccorsi o intervenire. 

Perchè? Perchè “si aspettavano che lo facesse qualcun altro”. Il grosso problema della riprova sociale è che le persone attorno a noi da cui prendiamo spunto….fanno esattamente la stessa cosa. con il risultato, molto spesso, che nessuno fa niente.

Esempi delle armi della persuasione nella nostra vita di tutti i giorni

Facciamo alcuni esempi nella vita comune: siamo in una strada affollata e vediamo un uomo steso a terra con abiti vecchi e logori. Nessuno intorno a noi si ferma ad accertarsi che stia bene: potrebbe dormire, ma potrebbe aver avuto un malore. Quanti di noi si fermerebbero, onestamente?

Cambiamo ora protagonista: uomo steso a terra, ma ben vestito e curato. Delle persone attorno a noi nessuno si ferma: cosa faremmo?

In questo caso qualche dubbio iniziarebbe a sorgerci: mi fermo? Vedo come sta? State però sicuri che il primo ragionamento che farà il nostro cervello prima di agire è di valutare cosa fanno le persone attorno a noi. Cosa fa la persona davanti a noi.

Immaginiamo ora la stessa scenna, ma sulla strada – oltre al povero tizio inerme a terra – ci siamo solo noi e nessun altro: non ci penseremmo due volte ad intervenire. Perchè, i quel caso, non sentiremmo il peso di valutrare cosa fanno gli altri intorno a noi prima di nagire.

E’ naturale, è quasi genetico: da quando siamo piccoli abbiamo imparato a stare in classe, ad allinarci ai comportamenti del gruppo, soprattutto quando ci sentivamo insicuri o indifesi. Di conseguenza, inconsciamente, in presenza di un gruppo tendiamo naturalmente a dare rilevanza al contesto che abbiamo intorno. 

Basti pensare all’ultima volta che abbiamo prenotato un ristorante.

Siamo vittime assolute della riprova sociale: ragioniamoci!

L’ultima volta che abbiamo scelto:

  • un ristorante su Tripadvisor
  • un libro, un trapano una crema visto su Amazon
  • un albergo in cui soggiornare

quante di queste volte non abbiamo guardato i commenti, le recensioni, le “stelline”, scelto un prodotto piuttosto che un altro per “mezza stellina in più”?

Pur sapendo che i giudizi potrebbero esser dati da persone con gusti diversi da noi, e magari del quale giudizio non ci fideremmo minimamente se le avessimo di fronte, basiamo la nostra scelta sulle valutazioni degli altri confidando che “in media” potrebbero rispecchiare le nostre aspettative. 

Perchè è così: per quanto ci convinciamo di essere autonomi e in qualche maniera “speciali”, nutriamo contemporaneamente la convinzione di essere sotto molti aspetti “normali”.

La riprova sociale nel lavoro

Questa atteggiamento lo assumiamo anche sul lavoro dove molto spesso per forza di cose ci uniformiamo all’ambiente che ci circonda, limitando alcuni dei nostri comportamenti: se ripenso anche solo ai temi dei discorsi affrontati durante le pause pranzo (quindi addirittura senza la pressione lavorativa) tra due aziende in cui ho lavorato, c’è un abisso. 

Questo si accentua nel lavoro vero e proprio in cui all’effetto della riprova sociale se ne aggiunge un altro, sempre riportato da Cialdini: l’autorità.

Le asserzioni di una persona che ha una certa autorità, che sia reale o presunta, diamo per scontato che siano valide e veritiere soprattutto se riguardano un argomento che non conosciamo a fondo. In mancanza di un nostro background tendiamo a dare fiducia a chi, in un certo ambito, ha un grado o livello superiore anche se non sappiamo nulla della persona in se.

Per fare un esempio: se dovessimo scegliere tra un parere di un direttore oppure di un impiegato, non conoscendo ne competenze di nessuno dei due, tenderemmo a dar ragione al più alto in grado.

Come combattere queste armi della persuasione?

I metodi sono due: l’esperienza e l’attenzione ai bias. 

L’esperienza, ossia cercando di farci una nostra idea e di fare sempre quello che faremmo se non ci fossero le persone intorno a noi. 

L’attenzione ai bias cercando di far caso a quando facciamo una scelta basata sui giudizi altrui: va bene prenderli in considerazione purchè li riteniamo nulla più di ciò che sono, ossia giusizi di altre peronse (che non hanno i nostri gusti, il nostro background, i nostri fini).

Come farlo in pratica?

Esercitandoci: in momenti di relax della nostra giornata, in una pausa o dopo cena, riflettiamo sulla nostra giornata (magari anche insieme a qualcun aaltro) e analizziamo durante il giorno quante volte ci siamo fatti influenzare dalla riprovaa sociale, dall’autorità o da bias in genere. 

Chiediamoci se, rifelettendoci a freddo, avremmo fatto le stesse scelte o ci siamo fatti influenzare troppo: e proviamo, la volta successiva, a non farci fregare (o almeno farci fregare meno!).

La riprova sociale: una delle armi di persuasione più efficaci

Vi avverto: le prime volte che fate questo esercizio vedrete riprove sociali ovunque!!

La più “palese” per me è stato quando mi sono scoperta a leggere le recensioni scritte sul retro del libro…de “Le armi della persuasione”!

Se vuoi scoprire quali altri bias influenzano la nostra vita senza he ce ne rendiamo conto ne abbiamo parlato nei seguenti articoli:

I bias che ci influenzano ogni giorno (senza che ce ne accorgiamo)

I bias degli investitori

Il bias di sopravvivenza


Per chi volesse approfondire il libro:

Le armi della persuasione – Robert Cialdini

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