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Fare carriera: hai mai fatto l’esercizio del tuo funerale?

No, oggi non parliamo di come pianificare il proprio funerale (anche se è un’attività che andrebbe fatta: la musica sarebbe di nostro gusto e toglieremmo i nostri cari dal triste impaccio di pensare a burocrazie e pratiche in un momento così delicato).

E no, non parleremo di come il lavoro o matrimonio possano essere la tomba della nostra vita!

Nel talk di oggi si parla del perché molti di noi non faranno mai una gran carriera.

Le risposte che ci diamo a questa domanda sono molte:

  • “dipende dalla situazione”
  • “dipende da me”
  • “vorrei provarci, ma le persone in carriera sono tristi e hanno famiglie distrutte”

Il che è verissimo, ma non dà una risposta seria al perché noi, nella nostra situazione, non stiamo facendo una gran carriera.

Senza mezzi termini e in tono colorito ce lo “sbatte in faccia” l’economo Larry Smith, in quello che più che un TED talk potrebbe sembrare uno sketch comico: ma è drammaticamente vero.

Questo TED è in inglese ma con i sottotitoli in italiano: se non fosse già attiva basta cliccare sull’icona del fumetto in basso a destra e selezionare “italiano.

Larry Smith – Di chi è la colpa della carriera che non fai?

Ma cosa c’entra il funerale col il non fare carriera?

Spesso non facciamo carriera nel nostro lavoro perchè, nel nostro inconscio, non è quello il lavoro in cui vogliamo fare carriera. E questo accade nel 99% dei casi perché non ci si ferma mai a riflettere 5 minuti su quelli che sono gli obiettivi della nostra vita.

Specifici, non vaghi:

voglio guadagnare di 2500 € al mese entro 3 anni, mettermi in proprio facendo della mia passione (fotografia/alpinismo/toelettatura per cani) il mio lavoro, fare almeno 3 viaggi l’anno in almeno un continente diverso e impegnarmi ad avere una famiglia unita recuperando/migliorando il rapporto con mia moglie/marito/madre/figlio“,

e non

voglio essere ricco da far schifo e felice“.

Dato, però, che cinque minuti sono spesso impegnativi e difficili da trovare, e che pianificare obiettivi sembra noioso, un modo per farlo in maniera indiretta è il metodo del visualizzare il nostro funerale.

Questo intrigante esercizio viene proposto nel libro Le sette regole del successo di Stephen Covey. In un capitolo di questo libro, che è un bellissimo viaggio dentro se stessi prima e nella comprensione degli altri poi, l’autore ci invita a visualizzare il giorno del nostro funerale nei dettagli: prendetevi due minuti per farlo, sedetevi comodi e chiudete gli occhi.

Chi vorreste fosse presente, gli stati d’animo, come dovrebbe essere addobbata la chiesa e l’atmosfera.

Dopodiché immaginate il discorso di commiato che farebbero cinque persone diverse in vostro ricordo.
Devono essere persone di diversa importanza nella vostra vita: da un genitore, fratello o coniuge a un amico, una compagna di viaggio o palestra, l’amico di bevute, il vostro capo o un collega di lavoro.

Cosa vorreste che dicessero di voi?

Bene, prendete ora un foglio o un quaderno (vi servirà anche in seguito) e scrivete a inizio pagina “Il mio Funerale”.
Scrivete poi ogni nome su un foglio e la frase riassuntiva del loro discorso accanto ad ognuno e poi rileggeteli attentamente: complimenti, avete iniziato a individuare gran parte degli obiettivi veri della vostra vita!

La parte più bella viene adesso: considerare quanto siamo distanti dal raggiungimento di quel giudizio. Cosa vogliamo e dobbiamo migliorare per riuscire ad essere “quella persona che verrà ricordata così”.

In poche parole dobbiamo scrivere delle azioni concrete da fare per cambiare la nostra situazione, identificare degli obiettivi.

E fare la stessa cosa riguardo il nostro lavoro.

Non facciamo carriera perché “questa” carriera non rientra nei nostri obiettivi

Spesso i nostri obiettivi di carriera non combaciano con i nostri obiettivi di vita, anzi sono magari in palese disaccordo.

Oltretutto non sempre ci poniamo il quesito di come li stiamo raggiungendo, ma di questo abbiamo parlato in un altro articolo.

Ci troviamo in ambiti lavorativi in cui siamo capitati, non che abbiamo scelto, in cui però continuiamo a restare.

Collocati in una determinata situazione cerchiamo poi di dare il massimo per crescere sempre più: lavorare duro, con impegno e passione, sacrificando anche qualche weekend o uscita con gli amici.

Eppure non facciamo mai una “gran carriera” e, infondo, ci sentiamo insoddisfatti: tanto lavoro, tanto impegno, per cosa?

Innanzitutto dovremmo domandarci il significato di carriera: “gran carriera” rispetto a cosa? Definiamo chiaramente un riferimento, la posizione lavorativa che identifica questo obiettivo. Il vostro capo? Il capo del vostro capo? Il CEO della vostra azienda? E anche: con quale stipendio relativo?

Se non avete le idee ben chiare traslate l’esercizio del vostro funerale al momento in cui avete fatto carriera: chiudete gli occhi e immaginatevi nella vostra miglior giornata di lavoro “in carriera”.
Come vi sentite? Che lavoro state facendo, e come vi comportate? Quali persone sono accanto a voi, e come si comportano?

Vi sentite felici? O percepite il peso della responsabilità? Ricordate, dovete immaginare la giornata migliore: come sarebbe? Vi sentireste soddisfatti di viverla? Sareste nel posto in cui volevate essere, oppure nonostante laa carriersa qualcosa ancore stona?

Scrivete sul foglio “La mia Gran Carriera” e appuntate sia la scena che le considerazioni su di un foglio e tenetelo lì.

Ora resta l’ultima parte dell’esercizio, quella che richiede lo sforzo creativo maggiore.

Immaginate adesso di abbandonare la vostra vita per un secondo, e poter scegliere che lavoro fare: un lavoro di cui non vi stanchereste mai, che si conciliasse con il resto della vostra vita e che non vi facesse percepire nulla come un “peso”, dal rischio alle responsabilità.

Quale sarebbe? Come sarebbe?

A questo punto possono esser successe tre cose:

  1. Immaginate di essere esattamente nello stesso posto che avevate descritto ne “La mia Gran Carriera”. In tal caso siete fortunati: anche se non avete ancora fatto una gran carriera, avete però imboccato la strada giusta per raggiungere il vostro vero obiettivo.
  2. Immaginate di essere in un posto totalmente diverso. Con persone diverse, motivazioni e responsabilità diverse. Magari un lavoro completamente diverso. Ed è forse anche il motivo per cui sentite di non aver fatto (e che non farete) una gran carriera: forse, in fondo, non è quella la carriera a cui aspirate?
  3. Non sapete cosa immaginare. Non riuscite a visualizzare voi stessi mentre fate un lavoro che vi appassiona, che vi piacerebbe veramente fare. Avete probabilmente una carenza di obiettivi: ma tranquilli, a tutto c’è rimedio.

La parte più difficile: cercare un obiettivo da raggiungere

La mancanza di un obiettivo è sia la causa che la conseguenza del perché non facciamo un lavoro che ci entusiasma e del perché non facciamo un gran carriera (se in.

Se non avete un obiettivo pensate a una vostra passione: qual è?
Potreste renderla un lavoro?

Se la risposta fosse “no” iniziate comunque a dedicarvici: incontrate persone che la praticano o che vi si interfacciano in maniera diversa.

Siete appassionati di fotografia? Cercate persone con cui uscire a scattare, proponetevi come aiutanti di professionisti nel weekend. Ma anche convincete persone a farsi fotografare, chiedete a un negozio di vestiti del vostro paese se è interessato ad avere uno shooting simpatico gratis.

Questo non vuol dire diventare dei professionisti o spacciarsi per tali ma è un metodo per fare networking, migliorarvi e magari scoprire nuove opportunità. Capire se le vostre abilità siano “la metà della mela” di qualcun altro coon cui collaborare.

E se invece una passione vera e propria non la aveste?

Come suggerisce Larry Smith nel talk, cercate tanti interessi: provate di tutto, dalla pesca subacquea al cucito, dalla finanza all’addestramento dei cani. Sarà difficile e faticoso ma vi consentirà di individuare una vera passione tra tanti interessi.

E da qui, la strada nell’identificare i vostri obiettivi sarà solo in discesa.

Il significato di carriera significatocarriera: l’importanza degli obiettivi per avere la giusta direzione

Svolgere un lavoro e riuscire bene non vuol dire necessariamente che sia quello che davvero desideriamo, “per cui siamo nati”. Non vuol dire che sia il nostro reale obiettivo.

“La gente vive per anni e anni, ma in realtà è solo in una piccola parte di quegli anni che vive davvero, e cioè negli anni in cui riesce a fare ciò per cui è nata.

Allora, lì, è felice.

Il resto del tempo, è tempo che passa ad aspettare o a ricordare”.

Alessandro Baricco, “Questa Storia”

Gli obiettivi personali potrebbero essere totalmente diversi: se non vi siete ancora fermati a ragionare su qual è il vostro obiettivo beh, forse è ora di farlo.

Che abbiate 20, 30 50 o 70 anni non importa: trovate il vostro obiettivo e provate a raggiungerlo.

Sia chiaro, questo non significa necessariamente che lo raggiungerete: vi indicherà però una direzione consentendovi di scegliere cosa fare, imparare, chi frequentare che possa darvi un beneficio nel raggiungere quell’obiettivo.

E vi farà sentire sempre meglio.

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fare carriera di chi è la colpa della carriera che non fai
Fare carriera

Se volete approfondire i libri citati in questo articolo li trovate qui:

Le 7 regole del successo, Stephen Covey

Measure what Matters, John Doerr

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