Tempo di lettura: 4 minuti

Smettiamola di essere delle “brave persone”

La crescita personale inizia dalla messa in discussione di noi stessi e del “bias” innato di (voler) essere delle brave persone.

“Il desiderio di essere delle brave persone ci impedisce di diventare delle persone migliori”

Dolly Chugh

Questo articolo deriva da una fortunata coincidenza accaduta qualche settimana fa. Beccai il TED talk di oggi per caso: una sera (ok, notte) dopo esser rientrata da un lungo aperitivo con un’amica con cui avevo trattato questo l’argomento.

Da li, scrivere un articolo è stato inevitabile. Vi racconto.

Qualche settimana fa ero con un’amica a fare aperitivo e si parlava di esperienze passate e avvenimenti che in qualche modo “lasciano il segno”.

Le stavo raccontando di come, senza modestia, in passato mi ritenessi una “brava persona”: sono stata sempre studiosa, col mio giro di amicizie fidate, una “figlia tranquilla” che non ha mai dato problemi. Una brava fidanzata sempre fedele, mai fatto cose fuori dal coro. Insomma: ero “fiera” di perseguire i miei ideali di comportamento e di essere “ligia” ad essi.

Fino a un certo punto.

Fin quando mi resi conto che per essere una “brava persona” stavo facendo due irreparabili danni: il primo a me stessa, perché mi imponevo comportamenti che “fossero la cosa giusta”, senza realmente SENTIRE che erano cose che volevo fare.
Il secondo per le persone che avevo intorno e che in diverse maniere avevano a che fare con me: vivevano una persona che non era vera.

Che non era reale.

E’ di questo punto cruciale che parla la psicologa sociale Dolly Chugh nel TED di oggi: la necessità di sentirsi (e sentirsi definire) delle brave persone. Come conferma con i suoi studi, il “voler essere una brava persona” per quanto sia apparentemente soddisfacente in realtà è estremamente limitante: e, soprattutto, ci impedisce di diventare delle persone migliori.

Il video che segue è in inglese, ma con sottotitoli in italiano: se non fossero già attivi basta lanciare il video e cliccare sull’icona in basso a destra a forma di “fumetto rettangolare“, selezionando poi “italiano

Perché non dovremmo voler essere bravi figli, bravi partner o bravi genitori

Non prendiamoci in giro: non è he l’illuminazione mi sia arrivata tutta insieme sulla via di Damasco. E’ stata piuttosto il risultato di un accumularsi di pensieri e comportamenti “giusti”, ma così inadatti a me che mi stava facendo letteralmente scoppiare.

E lo scoppio avvenne: un giorno in cui, nel pieno delle ansie, rimorsi e preoccupazioni, staccai il cervello iniziando a fare solo quello che mi andava di fare.

Risultato? Io il giorno dopo che mi guardo allo specchio dicendomi “Brava, bella m***a, complimenti”.

Credo fu il giorno più importante della mia vita: avevo ammesso a me stessa che non ero una brava persona. E no, non è una sensazione bella e a cui ci si abitua subito, ma piuttosto la conferma di un concetto che ha valso il premio Nobel a Herbert Simon: il concetto di razionalità limitata.

Cos’è la razionalità limitata e come influenza la nostra vita

Conosciuta come “bounded rationality” è la teoria secondo cui (cito testualmente Wikipedia) “durante il processo decisionale la razionalità di un individuo è limitata da vari fattori: dalle informazioni che possiede, dai limiti cognitivi della sua mente, dalla quantità finita di tempo di cui dispone per prendere una decisione”

Questo fa si che nella maggior parte dei casi le decisioni che prendiamo sono influenzate da bias e preconcetti: queste semplificazioni ci portano a scegliere non la decisione migliore, ma quella “sufficientemente buona” da poter ritenere accettabile.

Perché voler essere delle brave persone limita la crescita personale

Ho fatto un’introduzione ampia sui “fatti miei” nonché scomodato un premio Nobel per arrivare ad un punto più generale: voler perseguire l’essere una “brava persona” è limitante.

Non intendo che bisogna diventare dei criminali, chiariamoci: per migliorare dobbiamo ammettere a noi stessi di poter fare degli errori, di farli deliberatamente.

Di fallire.

E di imparare da questi errori e fallimenti per iniziare un percorso di miglioramento continuo. Accettare di essere semplicemente “passabili”, ma lavorando interiormente per diventare migliori essendo noi stessi.

Non le “persone ideali per qualcun altro”.

Questo nuovo atteggiamento avrà risvolti evidenti su voi stessi, sulle vostre relazioni oltre che sul lavoro: lo insegna Stephen Covey nel bellissimo “Seven habits”, libro che consiglio di leggere chiunque voi siate, lavoro facciate o età abbiate.

I bias inconsci che limitano l’etica (e lo sviluppo personale)

Il nostro atteggiamento e le convinzioni che ne derivano ha un effetto inevitabile anche sul nostro lavoro: senza accorgercene siamo inconsciamente portati ad associare ad un lavoro tecnico una figura maschile piuttosto che femminile. A materie umanistiche, al contrario, più le donne che gli uomini: i bias che ci sono dietro derivano dagli stessi preconcetti che ci inducono a riconoscere “comportamenti giusti” da seguire per essere delle brave persone.

Sarebbe opportuno invece soffermarsi a pensare ogni volta che facciamo (istintivamente) un’associazione del genere: “sto facendo questa valutazione perché il miei preconcetti la ritengono giusta, o perché io credo che sia giusto?

Su questo tema, un uomo che ha sviluppato con successo in maniera pratica questo concetto è Ray Dalio, che sulla domanda “Come so di avere ragione?” ha costruito il suo impero: se non lo conoscete vi consiglio di leggere la sua storia in questo articolo su di lui e su un TED Talk a dir poco allucinate. Credetemi: davvero ispirante (ve lo dice un ingegnere).

La crescita personale: un lavoro lungo e certosino

Il percorso per abbandonare i bias e costruire la “miglior versione di noi stessi” è lungo probabilmente infinito: ma è un viaggio bellissimo che vale la pena fare.

Se volete una “mappa” da seguire vi consiglio vivamente di leggere i “Seven Habits of highly effective people” di Stephen Covey, tradotto col titolo (a mio giudizio veramente improprio) italiano “Le sette regole del successo“.

Non fatevi fuorviare dal titolo: non è la classica propaganda su come diventare ricchi, famosi e di successo. E’ anzi un libro estremamente introspettivo che vi aiuterà a comprendere, capire e rivalutare voi stessi e il rapporto con gli altri.

Voglio davvero insistere: è un libro capace di fare la differenza nella vostra vita.

Spingendovi in maniera consapevole ad avere un atteggiamento non “giusto”, ma un atteggiamento che voi stessi ritenete “migliore”.

crescita personale infografica perchè smettere delle brave persone può farci diventare delle persone migliori
Crescita personale: come smettere di essere delle brave persone può farci diventare persone migliori

Se volete saperne di più su Stephen Covey vi lascio il link del suo libro nella versione italiana ed inglese:

“Le Sette regole del successo”

“Seven habits for highly effective people”

Io adoro la carta stampata, ma devo dire che anche le versioni e-book sono comode da avere (specialmente in questi periodi di lunghe code per entrare nei negozi). Se non avete il Kindle potete scaricarne una versione di prova gratuita di 30 giorni cliccando su questo link.

Ti è piaciuto questo articolo? Aiutaci a crescere! Condividilo sui social:

Dicci la tua lasciando un commento!