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Il caro nemico silenzioso: la comfort zone

Sto per farvi vivere una specie di “deja-vu contemporaneo”. Vado.

Immaginate questa scena: siete sul divano, state scorrendo un social e capitate su di un articolo che parla di comfort zone.

Lo aprite ben consci della tematica: comfort zone, ovvero quella situazione in cui siamo diventati padroni di quello che facciamo, in cui si sta alla fine benino, o almeno non così male da aver la forza o necessità di dover cambiare.

In automatico qualcuno di voi potrebbe fare la riflessione: “beh, in effetti è la situazione che sto vivendo adesso” .

Perché se qualcuno vi chiedesse “come stai?” voi rispondereste magari “tutto ok”.

Ma se davvero è tutto ok, vuol dire che è questa la vita che vogliamo?

Che saremmo disposti a fare all’infinito perché ci soddisfa?

O infondo vorremmo fare qualcosa di “più”: entusiasmante, diverso, nostro, altro, ma “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”?

Su questo tema Mel Robbins, avvocato penale nonchè uno dei migliori esperti in carriera e relazioni in America, che ci spiega cosa impedisce alle persone di raggiungere i propri obiettivi con un TED talk davvero poco “individually” correct.

Il video che segue è preso da Youtube con sottotitoli in inglese.

Per la versione con sottotitoli in italiano potete cliccare al seguente link del TED. Per un motivo è possibile caricarlo direttamente sull’articolo. Se i sottotitoli non fossero già attivi basta lanciare il video e cliccare sull’icona in basso a destra a forma di “fumetto rettangolare”, selezionando poi “italiano

Mel Robbins – Come smettere di rovinarti la vita – Comfort zone

La comfort zone non è un male se è vero comfort

Siamo chiari: a molte di noi piace la vita che facciamo. Piace la routine, specialmente se è qualcosa che ci si è guadagnati con fatica.

Specialmente se per costruire questa comfort zone abbiamo prima dovuto uscirne e cambiare qualcosa nella nostra vita. Ne siamo usciti per realizzare qualcosa più grande che davvero desideravamo: abbiamo in qualche maniera “allargato” la nostra comfort zone.

Io stessa mi ritrovai a cambiare, nell’arco di sei mesi, vita/casa e lavoro: alla fine di quel cambiamento era finalmente tutto perfetto, avevo traghettato la mia vita nella direzione che desideravo, avevo la casa dei miei sogni e il lavoro perfetto.

Mi ero costruita una routine a mia immagine e somiglianza.

Non avevo bisogno d’altro.

Per un’altra persona questa routine potrebbe essere avere una famiglia, cambiare città, o anche fare una vita semplice ma senza pensieri.

Se avete mai vissuto questi attimi/minuti/giorni di pura serenità, è a questi che dovete tendere. E continuare a tendere anche quando le cose si iniziano ad incrinarsi: il trucco è decidere “quanto” possiamo accettare in meno a questo ottimo, e quando è invece il momento di cambiare qualcosa.

La comfort zone è per definizione subdola: è una zona in cui lasciamo noi stessi incastrati perchè non è abbastanza scomoda da richiedere un cambiamento profondo.

Il problema è quando questo comfort inizia a scemare, e si trasforma nella “non malaccio zone”.

Ci illudiamo di vivere nella comfort zone ma viviamo nella “non malaccio” zone

E’ come stare seduti su una sedia di paglia: non ci si stanchiamo certo, siamo pur sempre seduti, ma non è nemmeno confortevole. Certo, meglio che passare le ore in piedi, ma non è comoda.

Una sedia di paglia non è confortevole.

Invece un mega divano con chaise longue o un letto a due piazze sono confortevoli. Potete sedervi, stendervi, rotolarvi, accovacciarvi: questa è la comfort zone.

Qui è lecito dire a noi stessi “potrei prendermi una birra, ma sono già tanto comodo così e il frigo è così lontano”. Ma su una sedia, no.

Il punto è: quella che definiamo “comfort zone” è realmente un megadivano, oppure è una semplice sedia?

Ovvero una “non malaccio” zone? Da cui basterebbe davvero poco per alzarsi?

E se state pensando:

“ok, ma anche di stare steso, seduto, accovacciato o a rotolare sul mega divano alla fine potrei stufarmi “

esatto: nessuna comfort zone è per sempre, neanche quella extra comfort.

Anche la gabbia dorata più bella e lussuosa resta comunque una gabbia: ed è in quel momento che bisogna contare fino a cinque e alzarsi.

Forzarci a uscire dalla comfort zone e regola dei 5 secondi

E’ stato studiato, come ci ricorda Robbins nel video, che messi davanti ad una scelta se non la facciamo entro 5 secondi non la compiamo più (se non con molto ritardo).

Pensate alla sveglia al mattino: se una volta staccata non vi alzate subito, quante sono le probabilità che la rimandiate? O che restiate almeno altri 5 minuti nel letto?

Così come quando vi viene da fare un complimento o un commento spontaneo a qualcuno: se vi fermate a riflettere a quanto è quotato che eviterete di farlo/dirlo?

E pensate a decisioni più importanti da prendere che riguardano il nostro quotidiano: quante volte, se non abbiamo una “spinta” che ci fa fare tutto e subito, finiamo per rimandare?

Basti pensare durante una giornata davanti a quante scelte siamo messi: quantifichiamo quante decisioni prendiamo “agendo entro 5 secondi” e quante (meno) “avendoci pensato un po’ su”.

Personalmente devo con rassegnazione dar ragione a Robbins!

Come fare per restare schiavi della comfort zone e distruggere la propria vita?

Arriviamo al dunque di questo articolo: ecco a voi tre grandiosi metodi ber buttare all’aria la propria vita e restare a crogiolarsi nel vittimismo e la lamentela costanti:

1) Non avere un obiettivo di “un-comfort” zone

Infondo perché darsi degli obiettivi (chiari e con tempistiche definite e misurabili) quando, se non li abbiamo, domani ci sveglieremo lo stesso?

Darsi un obiettivo stimolante di qualsiasi tipo (personale, familiare, lavorativo) e decidere di iniziarlo a compiere oggi, non domani, può riempirci di entusiasmo, carica e positività, migliorando la fiducia in noi stessi e ampliando i traguardi che potremmo raggiungere.

Ma è faticoso, richiede impegno. Voglia. E gli ostacoli potrebbero essere grandi, anche se i benefici sarebbero probabilmente più grandi. Meglio restare nella nostra mediocre confort zone.

2) Passare almeno un’ora al giorno sui social

Infondo cos’è un’ora rispetto ad una vita intera? Nulla. Ma se quell’ora si ripete per 365 giorni l’anno si trasforma in 365 ore, ovvero quindici giorni l’anno.

Quindici giorni l’anno in cui invece di andare un vacanza, leggere libri o film, uscire con gli amici o divertirci col nostro partner, noi restiamo con un cellulare in mano a spiare le vite degli altri o ancora peggio: lamentandoci della nostra vita. (corollario al metodo 2)

Ma infondo perché passare 15 giorni l’anno a fare qualcosa di bello, edificante e soddisfacente quando possiamo passarli a testa china sui social?

Corollario 2 bis) Lamentarsi a non finire

Quanto è bello e poco edificante lamentarsi?

Vogliamo non ottenere nulla e mantenere il nostro status quo di insoddisfatti?

Lamentiamoci. E passiamo il tempo sui social a lamentarci degli altri per condividere con altri esimi sconosciuti lamentosi la propria opinione sull’ultimo pettegolezzo che gira sul web.

Uno degli sport migliori di sempre: la lamentela gratuita verso le cose che non vanno chiaramente priva di ogni azione tangibile volta a cambiare quella situazione.
Perché proporre soluzioni e fare azioni concrete per cambiare, quando si può stare nel dolce far nulla a lamentarsi?

3) Fare la lista dei buoni propositi

Scriviamo propositi belli, bellissimi, ma senza mettere una data o un metro di misura. Potremo così illuderci di essere sempre sulla strada, sulla buona strada per compierli.

Anche se, per oggi, è meglio rimandare a domani!

In fondo John Doerr sprecava il suo tempo cercando di inculcare l’importanza di darsi obiettivi chiari e misurabili!

Disintossicarsi dai social: come farlo

Ok, scherzi a parte: tutti sappiamo quanto sia comodo il comfort, quanto sia più facile non cambiare e non prendere decisioni.

Ma spesso facciamo solo del male a noi stessi, e lasciare che il tempo passi occupando i momenti liberi e di potenziale riflessione sui social non aiuta.

A questo proposito vi do due semplici dritte:

Dritta numero 1: impostare il tempo massimo da trascorrere sui social.

Facebook lo fa facilmente e, tranquilli, non vi inibisce l’ingresso oltre quel tempo. Semplicemente vi fa comparire un messaggio indicandovi che avete superato la soglia di minuti/ore che avete impostato.

Vi riporto come fare direttamente dalla guida Facebook:

Per impostare un promemoria orario giornaliero:

  1. Apri Facebook.
  2. Tocca Impostazioni e privacy, quindi Tempo trascorso su Facebook.
  3. Tocca Imposta un promemoria orario giornaliero.
  4. Scegli una quantità di tempo.
  5. Tocca Imposta promemoria.

Io ho impostato 30 minuti: per me sono più che sufficienti, ed è soddisfacente quando nemmeno li raggiungo!

Dritta numero due: non tenete il telefono accanto al comodino.

Lasciamo il cellulare in un’altra stanza prima di andare a dormire. Per la sveglia riesumiamo una vecchia sveglia oppure prendiamo qualche modello originale tipo questo.

Iniziare la mattina guardando uno schermo è la distrazione peggiore che possiamo dare a noi stessi, come condivide anche Simon Sinek in Together is better, insieme a molti altri esempi. (qui trovate un articolo per conoscere meglio Simon Sinek)

Così come quando usciamo in compagnia: proviamo per una sera sola a uscire senza cellulare (al massimo uno per tutto il gruppo, se proprio dovesse servire per chiamare un taxi o trovare l’indirizzo di un locale): proviamo l’ebbrezza del vivere noi stessi e chi abbiamo accanto per una sola sera senza distrazioni.

E’ anche questo un piccolo passo per focalizzarci su noi stessi e su cosa vogliamo ottenere nella nostra vita.

Insomma, alziamoci dalla sedia di paglia: se proprio non avremo la voglia di arrivare alla porta e uscire, mal che vada ci siederemo su un comodissimo divano!

infografica con frase sei sicuro che la tua confort zone sia cosi comoda
sicuro che sia così confortevole?

Se vi è piaciuto l’articolo vi consiglio di non perdervi questi Sunday TED:

Scopri se sei un Impostore

Risparmiare di più grazie alla finanza comportamentale: Save more tomorrow

In seguito trovi i libri citati in questo articolo:

Mel Robbins – La regola dei 5 secondi

Mel Robbins – Keep calm & Smettila di dire che stai bene

John Doerr – Measure what matters

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